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Recensione del libro “Le regole dell’impegno” di Anna Brookner

Betsy ed Elizabeth sono due giovani donne nell’Inghilterra degli anni Settanta, un’epoca in cui la ribellione dilaga e la giovinezza sembra una conquista permanente. Amiche di scuola che andavano a prendere il tè l’una nella casa dell’altra, Betsy ed Elizabeth vivono il loro tempo in una maniera totalmente differente. Orfana di entrambi i genitori, Betsy è stata accudita da una zia alta, magra e incolore. La zia ora è morta e le ha lasciato diecimila sterline, e con quei soldi Betsy è andata a Parigi a “completare la sua formazione”, in realtà a vivere l’esistenza bohémienne della gioventù ribelle parigina. È tornata a Londra in compagnia di un ragazzo dalla bellezza scultorea, uno di quegli uomini per i quali si finisce col pagare sempre un prezzo alto. Elizabeth ha sposato un uomo di ventisette anni più vecchio di lei. Lo ha fatto perché suo padre se n’è andato via di casa e lei avrebbe detto di sì a chiunque avesse potuto in qualche modo sostituirlo. O forse perché, in cuor suo, ha sempre desiderato un matrimonio di assoluto decoro. Il risultato è che, con una vita coniugale così decorosa e stabile, così priva di slanci ed emozioni, Elizabeth è scivolata nella clandestinità con una gratitudine, un sollievo e una naturalezza di cui non si riteneva per niente capace. Ogni giorno, dopo aver svolto le mansioni domestiche senza lamentarsi, Elizabeth incontra il suo amante, il tipo d’uomo che, si percepisce subito, ama il piacere più di ogni altra cosa.

Introduzione

Con “Le regole dell’impegno” di Anita Brookner mi aspettavo una lettura introspettiva, elegante, psicologica, ma anche capace di regalare un messaggio chiaro, un’evoluzione o quanto meno un senso compiuto. Purtroppo, una volta chiuso il libro, mi sono ritrovata più confusa che coinvolta.

Aneddoti personali

Ho scelto questo romanzo attirata da una sinossi promettente: la storia di una donna che attraversa l’infanzia, l’età adulta e poi la maturità confrontandosi con sé stessa, con la propria identità e con il proprio passato. Mi sembrava il tipo di lettura che poteva lasciarmi qualcosa.
In realtà, pagina dopo pagina, mi sono resa conto che faticavo a entrare in sintonia con la protagonista e con il senso del libro. Continuavo a sperare in un’evoluzione, in una rivelazione finale, in un momento che rimettesse a posto tutti i pezzi. Non è mai arrivato.

Recensione

Elizabeth, la protagonista, attraversa tutta la sua vita con un atteggiamento costante di superiorità, sufficienza e giudizio. Fin da bambina si confronta con Betsy, “amica” per convenzione più che per reale affetto, entrando in una competizione perenne che continuerà a condizionarla fino alla mezza età.
Il suo sguardo critico colpisce tutti: la madre, il marito Digby, l’amante Edmund (il personaggio più irritante e presuntuoso dell’intero romanzo), persino Nigel, l’unico che sembrava offrirle una compagnia sana, gentile e disinteressata.
Proprio con Nigel avevo sperato in un punto di svolta, una relazione che potesse aprire una breccia nella rigidità emotiva di Elizabeth. Invece anche questo rapporto, che pure le aveva fatto del bene, viene compromesso e abbandonato quasi con leggerezza, ripetendo dinamiche simili a quelle del matrimonio con Digby, di 27 anni più anziano di lei.
Il romanzo è composto da lunghi flussi di pensieri, monologhi interiori, riflessioni continue. Tutto ciò farebbe pensare a un percorso psicologico complesso, a un arco narrativo che porta da qualche parte. Eppure non succede: Elizabeth continua a rimpiangere il passato, a non essere mai soddisfatta, a voler essere sola ma allo stesso tempo cercare qualcuno che la accompagni, convinta — erroneamente — di capire e interpretare meglio di chiunque altro la mente altrui.
Il paradosso è che proprio le “regole dell’impegno” che cerca di imporre agli altri non riesce a rispettarle lei stessa. Il risultato è un personaggio statico, intrappolato in una spirale di giudizi, rigidità e auto-illusione, che non evolve e non insegna nulla.
La sinossi prometteva molto, ma la storia si perde in un mare di introspezione che non approda mai a un significato.

Conclusioni

Le regole dell’impegno è stata, purtroppo, una delusione.
Non sono riuscita a coglierne il messaggio, né a trovare un filo conduttore che desse senso ai pensieri e ai comportamenti di Elizabeth. La protagonista resta bloccata, incoerente, sempre critica verso gli altri ma incapace di guardarsi davvero dentro.

Un romanzo che, almeno per me, non lascia nulla se non la frustrazione per ciò che avrebbe potuto essere, ma e non è stato.

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