Cari amici e care amiche di My Bookcrossing Life,
ho intervistato in esclusiva per voi Elsa Lohengrin, l’autrice della Saga degli Altavilla, di cui recentemente vi ho lasciato la recensione del suo ultimo libro “La Ghirlanda”.
In collaborazione con Ultime dai Libri.
Ciao Elsa, è un piacere riaverti ospite di My Bookcrossing Life.
Cosa ti ha spinto a scrivere “La Ghirlanda”? Ci sono episodi personali, storici o letterari che ti hanno ispirata per questa novella natalizia?
Grazie a te per questa opportunità! Alla base delle mie storie c’è sempre una fonte d’ispirazione reale. Per “La Ghirlanda” si è trattato di un episodio a cui ho assistito, in cui una persona ha ferito a parole un’altra persona alla quale in realtà voleva un gran bene, perché non ha riflettuto su ciò che stava dicendo. Da qui è nata l’idea di fondo de “La Ghirlanda”. Il resto è tutto frutto della mia fantasia.
Il Natale e la famiglia sono sempre legati da un filo profondo. Nella Saga degli Altavilla, i legami familiari sono centrali e complessi. Come sono nati i fratelli protagonisti de “La Ghirlanda”? Ti sei ispirata a qualcosa o qualcuno in particolare per delineare il loro rapporto?
Gli Altavilla sono semplicemente comparsi nella mia mente da un giorno all’altro, è stata una cosa molto strana, ma da allora vivono con me. I loro rapporti sono basati su dinamiche che ho osservato nella realtà, ma anche su studi psicologici e su esigenze narrative. Nei miei romanzi cerco sempre di inserire personaggi che rappresentino tutti gli archetipi, in modo da avere sufficienti fonti di conflitto, ma anche alleati per i miei protagonisti.
Quanto tempo ti è servito per scrivere “La Ghirlanda”? E com’è stato il processo di scrittura rispetto a “Il Cigno”, primo libro della saga?
“La Ghirlanda” è stata scritta in due mesi, nei ritagli di tempo. Il terzo mese è stato dedicato ai feedback delle mie beta reader, alle revisioni e all’impaginazione, di cui mi occupo personalmente. Rispetto a “Il Cigno” è stato tutto molto più semplice, perché la portata della storia è molto più ridotta, visto che si tratta solo di una novella, e perché avevo già sviluppato molti dei personaggi durante la stesura del Cigno, per cui dovevo solo elaborare la trama e scrivere la storia.
I personaggi della Saga degli Altavilla sono sempre complessi e ricchi di sfumature. È stato difficile farli vivere in una forma breve come una novella?
Sì, era la prima volta che scrivevo una novella e riuscire a concentrare in così poche pagine un processo di crescita interiore di un personaggio complesso come Rebecca è stata una bella sfida. Devo dire che preferisco i romanzi di più ampio respiro, anche se richiedono molto più tempo e impegno.

Che emozioni o messaggi speri di trasmettere ai tuoi lettori con questa storia?
Vorrei metterli dell’umore giusto per godersi le feste, ma anche farli riflettere su alcuni episodi della loro vita, sul peso che danno sia alle esperienze negative che a quelle positive e su ciò che dicono e come lo dicono, soprattutto alle persone a cui vogliono più bene.
Cosa rappresenta per te questa saga, che ora ha un altro capitolo?
È la mia medicina contro tutti i mali! Quando sono particolarmente stressata, stanca, triste o arrabbiata, potermi sedere alla scrivania e immergermi nella vita dei miei personaggi, dimenticando la mia, è il rimedio ideale. Basta che nessuno mi interrompa, perché altrimenti divento un po’ come Rebecca…!
Puoi anticiparci qualcosa sul prossimo libro della saga? Ci sono nuovi personaggi o sviluppi che ci faranno sognare?
Il prossimo romanzo sarà dedicato a Eleonora, la sorella minore di Killian de “Il Cigno”, e sarà in doppio punto di vista. Compariranno alcuni Altavilla che non ci sono nei primi due libri della saga, ma soprattutto un certo Markus Weiler, che fa il ricercatore universitario e sta passando un periodo molto duro della sua vita. Ovviamente, incontrare un’Altavilla non può che peggiorare la sua situazione!
Poi, a grande richiesta delle lettrici, torneranno Killian e Lachlan nel sequel del Cigno.
C’è un libro che, a un certo punto della tua vita, ti ha fatto dire: “Voglio diventare una scrittrice”? Quanto di quella scintilla si riflette ancora nei tuoi lavori?
Ci sono diversi autori che ammiro molto e che amo leggere, ma l’idea di scrivere è nata in modo diverso: avevo un’insegnante alle elementari che era convinta che sarei diventata una scrittrice. Non le ho creduto per oltre vent’anni, convinta che il mio compito fosse quello di tradurre le parole degli altri, non di scrivere le mie. Ora mi tocca darle ragione.

Che cosa leggi di solito durante il periodo natalizio? Ci sono autori o libri che per te sono legati in modo speciale a questo momento dell’anno?
Purtroppo non ho molto tempo da dedicare alla lettura “per piacere” nemmeno durante le feste, perché ne approfitto per studiare le tecniche dello storytelling e recuperare corsi arretrati di scrittura. Ci sono però due libri che mi fanno sempre pensare al Natale: il Canto di Natale di Dickens e Il Leone, la Strega e l’Armadio delle Cronache di Narnia di C.S. Lewis, che ho appena riletto con i miei figli con occhi completamente diversi rispetto a quando ero ragazzina. È stato molto interessante.
Oltre alla Saga degli Altavilla, hai altri progetti in cantiere? Magari qualcosa di completamente diverso da quello che hai fatto finora
No, sto bene nel mondo degli Altavilla e ho talmente tante storie in testa che voglio sviluppare con questi personaggi, che penso che ne avrò ancora per un bel po’, soprattutto considerate le sempre più numerose richieste delle lettrici per i prossimi romanzi. Per fortuna i personaggi sono tanti e sono completamente diversi tra loro, quindi posso raccontare storie che trattano i temi più disparati, pur rimanendo nell’universo degli Altavilla.
