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Recensione del libro “Il sole nelle pozzanghere” di Matteo Bussola

Ogni oggetto custodisce una storia. Ci ha visti amare, piangere, stringerci a qualcuno, restare soli. Gli oggetti che ci sono appartenuti sanno chi siamo stati o chi siamo, e se potessero parlare racconterebbero la verità su di noi. Forse per questo, a volte, ce ne sbarazziamo. Ma c’è un signore capace di ascoltarli. Di sentire, nella loro voce, il concerto del mondo. È lui il protagonista di questo romanzo.

Delicato e struggente, Il sole nelle pozzanghere racconta il nostro bisogno di legami, il bisogno che ognuno di noi ha degli altri per restare vivo.

«Il signor Pi, in effetti, non aggiusta quasi nulla. Dice che sistemare tutto è un modo elegante per far tacere il passato. Al massimo pulisce, spolvera, accomoda, riporta alla luce. Come si fa con i ricordi quando smettono di far male. La gente del quartiere lo chiama “il vecchio delle cose rotte”. Ma sanno che lui, in realtà, ripara persone».

Il signor Pi apre sempre alle otto e dieci del mattino, mai alle otto in punto, perché dice che le cose importanti hanno bisogno di qualche minuto di ritardo per farsi desiderare. Il suo negozio sta in una via piccola, laterale, e sull’insegna c’è scritto solo «Rigattiere». Il mestiere del signor Pi è recuperare oggetti usati, rotti o difettosi, per rimetterli in circolo: e sí, per lui è una cosa importante. Perché sa che ciascuno di questi oggetti porta con sé un carico affettivo, la traccia delle famiglie, delle stanze in cui ha vissuto, delle relazioni cui ha partecipato, come dono, scenario, o come semplice testimone: cucine, orologi, cartelle, chitarre, orecchini… Sa che questi oggetti contengono sogni, desideri realizzati oppure no, amori finiti, parenti perduti, una memoria che non si può cancellare. Sa che, in fondo, tutti siamo «la storia abbandonata di qualcun altro». Quando tocca quelle cose, al signor Pi sembra di sentire la storia che racchiudono. Ed ecco che in questo romanzo fiabesco eppure pieno di vita vera – pieno di tutte le nostre vite, che leggendo riconosciamo – si dipana un universo variegato di voci e personaggi, che davanti al suo bancone si incrociano, intrecciandosi. Il negozio diventa cosí un luogo per le seconde occasioni. Non soltanto per gli oggetti, ma anche per coloro che, con i propri rimpianti e ferite, lo frequentano. Compreso il signor Pi.

Introduzione

Il sole nelle pozzanghere di Matteo Bussola è stata la lettura di settembre del bookclub di My Bookcrossing Life. L’avevo scelta anche perché ero incuriosita da tutta la pubblicità che avevo visto sui social e dalle tante persone che ne parlavano. Alla fine, però, per me è un “nì”.

Aneddoti personali

Devo dire che l’idea alla base del libro mi aveva incuriosita sin dalle prime pagine e, soprattutto, c’era una storia che mi ha spinta a continuare: quella della bambola legata al protagonista, il signor Pi.

Mi chiedevo continuamente quale fosse il suo significato e che cosa c’entrasse con la bambina che abitava al piano di sopra. Avevo elaborato diverse ipotesi: pensavo che magari il signor Pi l’avesse uccisa oppure che avesse perso una figlia. Insomma, ero davvero curiosa di arrivare alla fine per capire dove volesse portarci l’autore.

Recensione

L’idea di strutturare il romanzo attraverso tante storie mi è piaciuta, ma purtroppo le singole storie, per me, non aggiungono abbastanza alla narrazione.

Alcune sono più carine e interessanti di altre, ma il problema è che spesso mi sono sembrate fini a sé stesse. E soprattutto, molte non hanno neanche un vero finale. Continuavo a pensare: “Ok, questa storia tornerà più avanti, sicuramente avrà un senso”. E invece no.

Ed è proprio questo che mi ha lasciata più perplessa: mi aspettavo che, andando avanti, tutti quei piccoli racconti trovassero un collegamento, che i fili si riunissero e che arrivassimo finalmente a una spiegazione più ampia. Invece ho avuto la sensazione che molti episodi rimanessero semplicemente sospesi.

La storia della bambola e del signor Pi, che era quella che mi incuriosiva maggiormente, è proprio l’esempio perfetto: la premessa era davvero interessante, ma secondo me non è stata sviluppata nel modo in cui speravo.

Inoltre, alcune storie le ho trovate troppo lunghe e lente. Invece di aumentare la mia curiosità, finivano per rallentare la lettura e, in alcuni momenti, mi hanno proprio annoiata.

Per questo credo che il problema non sia tanto l’idea di fondo, che trovo anche originale, quanto il modo in cui è stata realizzata. Una bella idea, ma secondo me sviluppata male.

Conclusioni

Il sole nelle pozzanghere è quindi, per me, un “nì”.

Mi piaceva l’idea della struttura e alcune storie mi sono piaciute più di altre, ma avrei voluto che ci fosse un filo conduttore più forte e soprattutto che quelle tante vicende avessero un significato più chiaro nel quadro generale.

La storia della bambola mi aveva fatto venire mille domande e mi aveva dato la spinta per continuare la lettura, sperando che prima o poi tutto trovasse una spiegazione. Purtroppo, però, sono rimasta con la sensazione che molte delle storie raccontate siano rimaste lì, senza aggiungere davvero qualcosa.

Insomma, l’idea mi aveva conquistata, ma la realizzazione non altrettanto. E, considerando tutta la pubblicità che avevo visto sui social, probabilmente mi aspettavo qualcosa di più.

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